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Musica consigliata durante la lettura: Silent Poet – Almost Nothing (feat. Okay Kaya)

Negli anni spesso è stato detto e ripetuto da diverse figure, sia attempati signori nei bar tanto quanto giovani ragazzi con un’aria molto consapevole, che internet non era poi così importante per andare avanti nella vita di tutti i giorni.

Senonché si è rivelato fondamentale.

La progressiva “deriva” umana verso il digitale è stata da sempre vista come un qualcosa di corrosivo alle vere, sane, interazioni che si possono sperimentare nella vita di tutti i giorni, e ovviamente a ragione uno schermo, una tastiera, una fotocamera, difficilmente riescono a veicolare tutte le emozioni che una persona ha dentro di sé e che vuole comunicare all’altro.

Il non essere di fronte al prossimo non da mai vera garanzia che la persona con cui si stia interagendo sia davvero quella, al di là di ogni ragionevole dubbio rimane presente il “non esserci”. Un “non esserci”, però, che soprattutto nelle generazioni più giovani diviene rassicurante, il poter schermarsi e nascondersi può far distogliere dalle insicurezze o dai punti deboli che si hanno nella vita di tutti i giorni, ponendoci verso l’interlocutore in modo, a volte, più autentico che dal vivo, senza aver paura di rendere troppo autentico un qualcosa che se gli viene dato voce diventa davvero reale.

Ci si muove in un terreno dove tutto può essere qualunque cosa, e la realtà stessa nell’etere della rete non è poi così reale, e dunque maggiormente accettabile.

Che internet abbia modificato il proprio modo di rapportarsi con il prossimo è palese, eppure spesso è passato sotto traccia anche il cambiamento di molte altre abitudini umane in modo eccezionalmente clamoroso, le quali non avendo alle spalle un dilemma morale sono state metabolizzate in modo molto più facile da tutte le fasce d’età.

La possibilità di lavorare da casa con un computer è vista dai più, costretti spesso a recarsi a uffici lontani decine di chilometri, come un qualcosa di miracolo mentre i progressi fatti dalle Università con iscrizioni a corsi di studio ed esami tramite piattaforme online viene dato per scontato (oltre che a volte catastrofico visti i malfunzionamenti dei siti istituzionali), quando anni fa vivere in provincia costringeva a numerosi viaggi, anche a vuoto, verso la propria facoltà.

L’e-commerce poi, di pari passo con l’allargarsi dell’adsl al mondo industrializzato, ha realizzato una vera e propria rivoluzione silenziosa, sfruttando gli stili di vita sempre più time-consuming del mondo moderno, ove al lavoro si accompagna spesso lo studio, lo sport, la famiglia e un’immagine sociale da curare. Just Eat (soprattutto nelle città) garantisce di poter ordinare da mangiare al termine di una giornata di lavoro senza dover pensare alla spesa o dover andare in qualche locale, Zalando sostituisce le infinte ricerche nei negozi di abbigliamento per il vestito della taglia giusta, Amazon spedisce ormai di tutto e di più spesa inclusa se si abita nei posti giusti; pochi esempi di un elenco che potrebbe diventare infinito, dove la comodità dello stare a casa, per chi se lo può permettere, viene sperimentata al massimo livello.

Con l’arrivo del COVID-19, ognuno degli aspetti in precedenza ha subito un incremento fuori scala, rendendo Internet un vero e proprio salvatore dell’umanità il quale ha impedito a molte attività un blocco senza pari, garantendo il perdurare delle proprie connessioni nel mondo delle relazioni interpersonali, del lavoro, dello studio, anche nel mondo della musica artisti di ogni genere utilizzano i social network per improvvisare piccoli concerti e intrattenere i propri fan, seppur con numerose limitazioni.

Questo perché, ad oggi come in passato, sono le connessioni a renderci umani, e se dettate da una rete internet ben venga.

Nel videogioco Death Stranding (uscito per PlayStation 4 ad opera di Hideo Kojima l’8 novembre 2019) il protagonista Sam Porter Bridges, dice alla madre Briget Strand, ultimo presidente degli Stati Uniti d’America, la seguente frase poco prima di vederla morire: “No. L’America è finita. Bridget, tu sei… la presidente di un c**zo di nulla”.

Cosa intende però, Sam, quando dice che l’America è finita? I suoi abitanti sono stati sterminati? In parte. Il territorio è stato devastato? Anche. Ma non è questo ad aver distrutto il suo paese natio quanto l’isolamento delle città statunitensi in seguito al “death stranding”.

Il death stranding ha generato una serie di fenomeni che ha connesso la Terra alla “Spiaggia”, un limbo a metà con l’aldilà, portando sulla terra le cosiddette Creature Arenate e il terribile evento chiamato Timefall, un particolare fenomeno atmosferico capace di far piovere “Cronopioggia”, in grado di accelerare il tempo di tutto ciò che tocca, che sia esso un qualcosa di vivo o morto… esseri umani inclusi.

In Death Stranding si vestiranno dunque i panni di Sam, il quale adempirà al desiderio della madre di unire di nuovo l’America connettendo ciò che resta delle UCA (United City of America) alla rete chirale, una sorta di versione potenziata della rete internet la quale sfruttando la Spiaggia sopracitata può trasmettere fisicamente e tridimensionalmente dati (se con le stampanti 3D si stampano organi, con la rete chirale si può “stampare” un ponte per superare un crepaccio, e non solo).

Il tutto facendo il corriere, perché in Death Stranding il mondo è diventato un posto pericoloso, e se piove uscire di casa senza l’attrezzatura idonea porta alla morte.

Nel gioco la connessione fra i vari individui e le varie città non è solo importante, ma altresì vitale, giacché i vari insediamenti contribuiscono all’interscambio del sapere umano andato perduto (lo stesso che possiamo trovare nel nostro smartphone) e delle attrezzature utili alla sopravvivenza, con Sam che si troverà a portare, nei luoghi dove la rete chirale ancora non è arrivata, pacchi (esatto, pacchi), da un posto all’altro contenenti di tutto: da armi a vestiti, da medicine a ovuli e sperma, da fotografie a pizza (da consegnare in speciali missioni a tempo con il pacco da tenere rigorosamente in orizzontale).

L’esperienza di gioco fa capire quanto in un mondo distrutto come quello di Death Stranding le connessioni siano importanti; anche quelle fra i giocatori, che grazie a una modalità multigiocatore asincrona potranno accedere alle strutture costruite dal prossimo nel mondo di gioco o raccogliere i pacchi andati perduti.

Ad oggi la situazione è di certo grave sebbene non apocalittica, ma è stato necessario l’isolamento forzato per poter comprendere le reali potenzialità di un qualcosa, la rete internet, data spesso per scontata e mai sfruttata fino in fondo, spesso guardata con sospetto viste le situazioni sgradevoli che si possono incontrare online.

Tutti i limiti poi, della rete stessa, però, sono venuti a galla con prepotenza mostrando come in numerose zone non sia sufficiente la tecnologia adoperata nella vita di tutti i giorni per assicurare ovunque la continuazione delle proprie attività, con il campo dell’istruzione che risulta il più martoriato a causa di una combinazione letale dovuta all’assenza di strumenti idonei alla didattica a distanza, un approccio di molti docenti di completo rifiuto e una capacità di banda non sempre in grado di veicolare la quantità di dati richiesta, provocando nel Paese, almeno per quanto riguarda l’Italia, un avanzamento a velocità diverse in base al luogo, alle possibilità economiche, alla propositività dei docenti.

Potenziare le connessioni fra gli individui, dunque, risulta fondamentale per uno Stato contemporaneo che riesca a tenere unita la propria popolazione anche se costretta da cause di forze maggiore a rimanere lontana, con tutti i benefici del caso.

A tal proposito possiamo ricordare le parole di Kōbō Abe, il quale disse: «Il bastone è stato il primo strumento creato dall’umanità per mettere una distanza tra sé e le cose minacciose, per proteggersi. Il secondo strumento creato dall’umanità è stato la corda. Una corda è usata per legare cose importanti e tenerle vicine».

Che poi con la corda l’uomo sia anche riuscito a creare delle forche, è un’altra storia.

Post Scriptum: si potrebbe facilmente dire che in un mondo senza internet ci sarebbero rapporti umani più autentici, ma forse saremmo ancora alla metà del secolo scorso e allora in una situazione del genere, ce ne sarebbero stati semplicemente molto meno (oltre a un sistema sanitario ancora più arretrato di ora, ma anche questa è un’altra storia).

Gianmarco Mazzola