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Il BLM (black lives matter, ovvero “le vite dei neri contano”) è un movimento attivista fondato nel 2013 che si impegna nella lotta contro il razzismo socio-politico perpetrato contro le persone di colore. Il movimento nasce dopo il rilascio impunito di George Zimmerman, che aveva sparato ad un diciassettenne afroamericano. Dopo la lotta sempre maggiore contro costanti atti di violenza subiti solo per un motivo razziale legato al colore della pelle, il movimento è diventato sempre più attivo e seguito, non solo dalla comunità afroamericana da cui era stato generato ma, fortunatamente, da persone provenienti dalle più svariate zone del mondo. Il movimento è però esploso con indignazione mondiale dalla morte di George Floyd il 25 Maggio appena passato: un poliziotto viene infatti ripreso a Minneapolis mentre preme il suo ginocchio contro la testa di un uomo palesemente inerme e quindi non pericoloso mentre quest’ultimo, privo di forze, dice “I can’t breathe, don’t kill me” (“non riesco a respirare, non uccidermi”). Purtroppo però questo non ferma il poliziotto dall’ucciderlo.

Dopo la morte di George Floyd e l’iniziale decisione legale di non condannare l’agente responsabile, le rivolte sono esplose con grande rilevanza in tantissimi stati americani e successivamente anche fuori, con il desiderio generale di dare un supporto alla causa. Ma come si può effettivamente essere utili in una situazione come questa? Ovviamente partecipando alle manifestazioni, ma non solo: è infatti essenziale informarsi. La disinformazione è ignoranza e l’ignoranza è pericolosa. Quindi sì, si può aiutare anche seduti comodamente a casa, facendo il piccolo sforzo di leggere notizie, comprendere, capire e avvicinarsi a questa realtà che a causa del “privilegio bianco” può involontariamente sembrare meno grave di quanto sia.

Un modo piacevole per informarsi sulla causa del BLM può essere attraverso l’universo filmico: film, serie tv, documentari. Eccone alcuni esempi pratici:

FILM:

1)“Green book”: è un film del 2018 di Peter Farrelly, vincitore del premio oscar per il miglior film. Ispirato alla storia vera di Don Shirley e Tony Lip, il film parla di un musicista afroamericano che assume un italo americano (parliamo di due minoranze) per accompagnarlo come autista in un tour dell’America del sud, famosa (per quanto ci è stato dimostrato, ancora oggi, dai mass media) per essere retrograda e tendenzialmente razzista. Il pianista nero, interpretato dal Mahershala Ali, verrà però dotato di un “green book”, un depliant con tutti i luoghi dove gli afroamericani possono albergare. Il film ha come sottotrama l’amicizia sempre maggiore dei due uomini, in quanto Tony Lip è inizialmente diffidente e freddo, ma poi si rende conto quanta poca importanza possa avere il colore della pelle.

2): “Fa la cosa giusta”: film del 1989 diretto da Spike Lee. Chi conosce un po’ il regista sa di certo anche la priorità che Spike Lee (che è afroamericano) dà al tema del razzismo e delle difficoltà causate dal “white privilege”. Il film riceve due nomination agli Oscar ma viene criticato in quanto viene detto che potrebbe “istigare i giovani afroamericani dei quartieri poveri alla rivolta”. Anche questo film prende spunto da fatti realmente accaduti ed esprime il desiderio d’insorgere contro una società opprimente e immotivatamente razzista. Questo film è secondo l’AFI (American Film Institute) tra i cento film più belli di tutta la storia del cinema americano, quindi sicuramente una perla da guardare. Altri film da prendere in considerazione di Spike Lee su questo tema sono “Malcom X” e “Blackkklansman”.

3) “Il miglio verde”: era impossibile non citare questo cult tra i film d’informazione. “Il miglio verde” esce nel 1999 ed è diretto e scritto da Frank Darabont, ispirato al romanzo di Stephen King che narra la storia di un innocente condannato a morte per stupro solo per il colore della sua pelle. La storia e il film in generale sono entrati ormai a far parte dell’immaginario collettivo e sicuramente rappresentano il tema in modo commovente e diretto.

SERIE TV:

1) “When they see us”: questa miniserie Netflix mostra il caso della jogger di Central Park (Trisha Meili) che fu aggredita nel 1989 e stuprata nel famosissimo parco. Come colpevoli di questa aggressione furono ritenuti responsabili 4 neri e un ispanico, nonostante non ci fossero sufficienti prove della loro colpevolezza. Furono poi scagionati dopo la confessione del vero colpevole, nel 2002.

2) “Dear white people”: un’altra originale Netflix, si ispira all’omonimo film del 2014, entrambe dirette da Justin Simien. La serie tv è stata rinnovata fino alla quarta stagione, quella conclusiva. Parla di un gruppo di ragazzi che frequentano una prestigiosa università frequentata principalmente da bianchi e si concentra sulla vita di Samantha, una ragazza di colore attivista che conduce un programma radiofonico chiamato appunto “Dear white people” e sottolinea i disagi sociali degli afroamericani in contesti solitamente “destinati ai bianchi” (sempre per uno sciocco pregiudizio sociale).

Netflix ha contribuito all’approfondimento di questo delicato tema non solo producendo moltissime serie tv sull’argomento, ma anche stilando una sua lista di cosa vedere per informarsi sui disagi degli afroamericani in America e più genericamente sui problemi legati al razzismo, ed è possibile trovarla con facilità online.

Atti di razzismo basati sui più futili motivi, come può esserlo il colore della pelle, sono sempre esistiti e, come ha detto Will Smith: “il razzismo non sta peggiorando, semplicemente sta cominciando ad essere filmato”. Quindi, se avete un po’ di tempo, sedetevi e guardate un po’ di buon cinema, lo starete facendo per una giusta causa. Si può aiutare con poco. Black lives matter.

Edith Baroni