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La massima di questo libro di James Clear può essere riassunta così: “Il vero cambiamento è il risultato sommato di mille piccole abitudini giornaliere che sono alla base del processo di miglioramento personale e della creazione di una propria identità”.

Non esistono delle vere e proprie regole per creare buone abitudini, tantomeno abitudini “buone” per antonomasia, ognuno ha bisogno di identificare quelle che permettono di favorire e sviluppare il proprio potenziale.
Possiamo comunque analizzare e fare nostre le linee guida che determinano il ripetersi di un comportamento, cercando di applicarle allo scopo di selezionare quelle ripetizioni comportamentali da automatizzare al fine di acquisire un’abitudine vera e propria.

Clear identifica quattro diverse fasi, la prima delle quali è l’input, inteso come il momento in cui il nostro cervello riceve l’informazione di un dato comportamento e ne prevede la finalità, cioè la ricompensa (l’ultima fase del processo). Tra input e ricompensa ci sono desiderio e risposta, rispettivamente ciò che ci spinge ad agire, quanto è l’interesse ad ottenere proprio la ricompensa finale, e l’esecuzione dell’abitudine.
Per modificare un comportamento dobbiamo agire sulle fasi sopra citate con dei principi che potremmo definire così: evidenza, attrattività, semplicità e soddisfazione.

Essendo le abitudini delle abitudini automatizzate a tal punto che non necessitano di attenzione, dobbiamo divenire consapevoli di quello che eseguiamo. Valutare quali comportamenti, ormai scontati, ci portano veramente dei benefici e quali no, identificando come vogliamo sostituirli. Quindi scadenzare la nuova azione in modo che l’input diventi evidente e si automatizzi. Per fare ciò dobbiamo necessariamente modificare l’ambiente circostante per renderlo adatto a quel comportamento, abbattendo ogni cosa contrasti la nostra futura abitudine.
Rendere quest’ultima attrattiva: più un’opportunità è attraente più siamo spinti ad agire. Può essere dunque utile associare la nuova abitudine con qualcosa che amiamo, stimolandoci e motivandoci a ripeterla.
Importantissimo semplificare, modificare nuovamente l’ambiente circostante per rimuove gli impedimenti del comportamento scelto, più sarà facile svolgerlo e più saremo propensi a farlo.
Infine la soddisfazione, forse il fattore più difficile da integrare. Vorremmo ottenere tutto e subito, raggiungere i nostri obiettivi in modo rapido e questo purtroppo è una prospettiva limitante. Dobbiamo quindi abbinare una ricompensa immediata per rinforzare un buon comportamento, fino al momento che diverrà meno importante del comportamento stesso, poiché parte integrante di noi stessi.
Per eliminare le cattive abitudini dobbiamo sfruttare gli stessi fattori, in modo diverso. Quindi: rendere gli input invisibili, complicare il completamento dell’azione, associarla ad una ricompensa non così tanto attraente (o comunque meno di quella per un buon comportamento).

Ovviamente questo è ciò che sostiene il nostro autore, potrà non funzionare per tutti o forse sì. Quel che conta, però, è essere consapevoli che il miglioramento è un processo infinito, non esistono soluzioni permanenti, non esiste un singolo grande cambiamento sufficiente, occorrono costanti piccole modifiche.

Riccardo Rocchi