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Splendido libro di quella che è la massima divulgatrice scientifica della tecnologia che sta rivoluzionando la scienza moderna, in particolare le biotecnologie e la biologia molecolare. Stiamo ovviamente parlando di CRISPR-Cas9, per gli amici solo Crispr, che Anna Meldolesi presenta coma una tecnologia rudimentale che va perfezionandosi e mostrandoci tutto il potenziale applicativo a disposizione.

Attenta ricostruzione storica su meriti e proprietà intellettuale della tecnologia, come nell’articolo di Eric S. Lander, un grande della genetica e protagonista del progetto “Genoma umano”, la Meldolesi parla di “EROI” di Crispr riferendosi a Jennifer Doudna, Emmanuelle Charpentier e Feng Zhang, lasciando fuori altri personaggi di spicco come George Church.
Una vera e propria guerra legale per determinare la paternità/maternità della scoperta che quasi sicuramente decreterà il Nobel, tanto è rivoluzionario l’utilizzo in campo biologico di questo strumento di editing genico. Proprio di questo parliamo, ingegneria genetica a livelli mai visti, irraggiungibili anche con l’immaginazione, fino a pochi anni fa.

L’autrice ci presenta le applicazioni più ardite ed interessanti, non tralasciando problematiche tecniche ma soprattutto etico-morali.
La prima e forse anche quella più ricca di criticità consiste nell’utilizzo di Crispr per editare embrioni umani, ci si chiede: Dove nascerà il primo bambino OGM? La risposta la conosciamo già.
Il libro in questione è stato pubblicato nel 2017, a Novembre del 2018 in Cina viene annunciata la nascita di due gemelle frutto di una gravidanza dal reimpianto di un embrione trattato con Crispr per editare e mutare il recettore CCR5, coinvolto nell’infezione di HIV.
Le due gemelline dovevano essere teoricamente protette ed immuni ad HIV ma dalle poche informazioni a disposizione sembra che il trattamento sia fallito in parte, dunque ne consegue una non totale protezione.
Si evince quindi che la Meldolesi, con una certa lungimiranza, si fosse posta una domanda appropriata, sicuramente non si aspettava di trovare risposta in tempi così brevi.
Sbigottimento generale di tutta la comunità scientifica che ha subito condannato l’accaduto e l’abuso di una tecnologia ancora non pronta per simili applicazioni.

Oltre questo argomento, che potremmo posizionare nella più ampia definizione di terapia germinale, il libro in questione affronta la terapia somatica con Crispr come un upgrade della più tradizionale terapia genica. L’autrice si domanda se l’entusiasmo generato sia esagerato o se vale la pena riporre più di una speranza nella terapia genica 3.0, è labile il confine tra HYPE ed HOPE.

Se l’ingegneria genica sull’uomo è sicuramente molto affascinante, quella sugli animali è più facilmente raggiungibile ed accettabile, soprattutto in termini bioetici. All’incirca a metà del libro ci si imbatte in “Zoo di laboratorio”, argomento eterogeneo che porta al suo interno un’altra importantissima controversia: Gene Drive.
La tecnologia dei “geni guidati” o “geni egoisti” è basta su una finissima applicazione della tecnologia Crispr, che permette di sovvertire la tradizionale genetica mendeliana e di orientare la trasmissione di caratteri ereditari d’interessi. Si arriva all’estrema ratio della selezione guidata delle specie e dell’ancora più estrema estinzione controllata, studiata e sostenuta dall’italiano Andrea Crisanti, che abbiamo conosciuto come esperto nella gestione Covid-19 in Veneto. La tecnologia del Gene Drive permetterebbe di portare con pochissimo tempo all’eradicazione della malaria nei territori africani. Come? Orientando l’evoluzione delle zanzare Anopheles, vettori della malattia, rendendole di fatto non portatrici del plasmodio o, proprio secondo la visione di Crisanti, portandole all’estinzione.

Per finire si riapre l’immancabile diatriba sugli OGM che a ragion d’essere, visto l’apporto di Crispr, dovrebbero chiamarsi OGE (organismi geneticamente editati). Non si andrebbe necessariamente ad inserire un nuovo gene in un organismo vegetale, ma solamente ad apportare piccole correzioni, dal punto di vista genico modificazioni minime (un solo nucleotide).

Appare dunque uno strumento flessibile e soprattutto implementabile, presentato inizialmente come un bisturi di precisione che con pochi anni si è mostrato già come una completa cassetta degli attrezzi.
Il 2020 doveva essere l’anno della svolta per le applicazioni nel campo della terapia genica, con protocolli di cura per beta-talassemie ed emofilie. La pandemia ha frenato questo scenario accelerandone un altro, l’utilizzo di Crispr nella diagnostica con tamponi per il virus Sars-CoV2 più facili ed efficienti delle classiche PCR.

Per gli esperti in materia il 2020 dimostra la forza rivoluzionaria della tecnologia di CRISPR-Cas9, in grado di sovvertire la PCR, cioè la rivoluzione degli anni 80-90, diventata status quo della moderna biologia molecolare. Si crea dunque un nuovo standard che porta l’asticella della scienza biologica di molto più in alto, un salto che l’epistemologo Thomas Kuhn avrebbe considerato un “cambio di paradigma”.

Riccardo Rocchi