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Continua la storia di Giulio e del suo socio Francesco, accomunati dal loro Salotto Retrò, un luogo, un progetto, un’idea, “uno stato mentale” che ha come base la passione per il proprio lavoro e la coraggiosa ricerca dei prodotti di qualità e di eccellenza, esibiti ed esposti nel piccolo comune di Bellegra (RM).

D: Come avviene la scelta delle etichette da mettere in vendita? Il vostro gusto personale influenza le vostre scelte d’acquisto?

R: Beh! L’attività, essendo la nostra, l’abbiamo creata a nostra immagine e somiglianza. Quindi, sinceramente, il gusto personale influenza molto la scelta delle etichette; gusto che, però, a volte non corrisponde con quello della clientela e, infatti, a un certo punto mi sono reso conto – afferma Giulio – che, avendo esagerato con la scelta dei vini biologici, stavo perdendo alcuni clienti che apprezzano altri tipi di vini. Per questo ho dovuto mitigare tra la mia passione e i gusti della clientela.

D: Quanto ti affascina il mondo del vino da uno a cento?

R: Centouno! – afferma Giulio – Io mi ritengo un malato del vino; la mia passione è sconfinata in malattia … la notte ultimamente sogno le bottiglie e, quando vado in vacanza, – sorridendo – invece di prendere il sole, cerco sempre qualcosa di nuovo.

D: Quanto è importante nel tuo settore la comunicazione social?

R: Io personalmente non amo i social, ma ho scoperto che, gratuitamente, i social danno molta visibilità al locale. Basti pensare che spesso molta clientela arriva da fuori, in luoghi in cui non esiste il passaparola. Dunque al giorno d’oggi è importante avere dei social network per la tua attività, come mi ha fatto capire un mio caro ex dipendente di nome Andrea, molto giovane, che ancora oggi ringrazio.

D: Come avete affrontato la situazione di riapertura post-lockdown?

R: Purtroppo, come tutti, abbiamo sofferto la crisi economica e abbiamo avuto la paura che la riapertura non fosse stata prospera. Nonostante ciò, abbiamo ancora di più investito sulla cantina, e la riapertura è stata molto positiva, come ci avevano già confermato i messaggi e le voci dei nostri amati clienti del tipo “ci manca il Salotto”. La sorpresa è stata proprio la clientela stessa che è molto rispettosa delle regole e delle nuove norme sul distanziamento.

D: Che tipo di clientela frequenta il Salotto?

R: La clientela nel nostro locale, che cerchiamo sempre di mantenere fresco, pulito e retrò – afferma Giulio sorridendo – si auto-seleziona, poiché era proprio uno degli obbiettivi: attraverso questo tipo di ambiente, conseguentemente, si crea un ‘’mood’’ che seleziona la clientela.

D: Se dovessi descrivere il tuo lavoro in una frase, una parola o un’immagine, quale sarebbe?

R: Questa è una domanda difficile! Avrei tante cose da dire. Non mi va di dirti passione perché mi sembra troppo scontato. Il mio lavoro mi fa pensare al tramonto: il tramonto è quello stacco dalla giornata che porta la serata e che, di conseguenza, ti porta dall’apericena all’after dinner, un altro tipo di lavoro, dallo spritz al gin o wisky, in cui il locale è pieno e prende l’aria di festa. È un concetto molto difficile da spiegare.

D: Credi che il mondo del vino e delle enoteche abbia un futuro?

R: Io penso che, non tanto l’enoteca quanto il mondo dell’enogastronomia, sia il futuro portante del mondo, perché noi oggi siamo sette miliardi e il problema dell’umanità è proprio il fabbisogno e, in particolare, il problema, a mio parere, può essere risolto solo se la popolazione si rende conto che il cibo naturale e di qualità è il futuro. Quindi sì, credo che il mondo dell’enogastronomia sia il futuro.

Il Salotto Retrò, è qualcosa che va oltre il semplice locale e lo dimostrano i numerosi giovedì letterari e artistici organizzati in questi anni, dato che “il vino tanto fa male, il cibo tanto fa male, la cultura è l’unica cosa che più ce né meglio è”

Isabella Pratesi