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Colorado Springs, 1899, Tesla costruisce un imponente oscillatore di 43 metri che sarà di fatto il primo esperimento di elettricità wireless.
Nuova Zelanda, 2020, Emrod, start-up neozelandese, realizza prototipo funzionante per distributore elettrico Powerco.

Pensate cosa vorrebbe dire trasmettere elettricità senza l’ausilio di fili di rame. Tralicci a parte, l’impatto ambientale sarebbe considerevolmente ridotto, i costi di manutenzione abbattuti, no canalizzazione o grandi batterie per lo stoccaggio. Una soluzione ottima nell’ambito di energia rinnovabile: molto spesso parchi fotovoltaici ed eolici si trovano in zone remote che necessitano di lunghi collegamenti per trasportare l’elettricità prodotta.
Secondo la Emrod basterebbero solo ripetitori in grado di vedersi reciprocamente, l’energia elettrica viaggerebbe per chilometri nell’aria.


Con l’ausilio di un’antenna trasmittente e di ripetitori vari si arriverebbe ad una “Rectenna”, una particolare antenna ricevente in grado di convertire le micro onde in corrente continua. Dunque l’energia elettrica wireless sarebbe possibile grazie a fasci di micro onde ad un determinato intervallo di frequenze, non specificato da Emrod, in GHz. Le condizioni atmosferiche non sarebbero un problema, pioggia, nebbia, polvere, l’unico elemento indispensabile è la linea di vista tra i ripetitori. Cosa succederebbe se qualcosa interrompesse il collegamento visivo, un uccello ad esempio? Ovviamente ci sarebbe un’interruzione di trasmissione, che sarebbe però resa sicura da una gabbia laser a bassa intensità intorno al fascio principale di micro onde. Una sorta di fotocellula che, riscontrando movimento, interromperebbe precauzionalmente il fascio, essendo comunque una trasmissione su frequenze considerevoli.

Attualmente il prototipo di Emrod fornisce soli pochi kilowatt che, a detta di Powerco, potranno essere scalati con molta facilità. I test vengono effettuati su brevi distanze e con piccole quantità di corrente.
La problematica della dispersione durante la trasmissione aerea sembrerebbe risolta: tale tecnologia prevede una focalizzazione del raggio di micro onde a tal punto da ridurre al minimo l’energia persa;
risolti anche gli eventuali problemi di dispersione dati dai materiali che compongono trasmittenti e ripetitori. Greg Kushnir, fondatore della start-up, dichiara che tali risultati sono permessi dal velocissimo sviluppo guidato dal 5G ed altre tecnologie di telecomunicazione.

Il vantaggio maggiore di questa tipologia è senza dubbio la flessibilità: in situazioni di emergenza, o interruzioni inaspettate, sarebbe possibile con estrema facilità deviare il tragitto della trasmissione, sostituire ripetitori o portare corrente in zone con accessibilità ridotta. Sono già stati progettati camion equipaggiati con rectenna per spostare il raggio visivo tra i ripetitori e guidare la trasmissione in connessioni temporanee.
Potremmo dunque non vedere più quei fastidiosi cavi ad intralciare il nostro sguardo verso il cielo!   

Riccardo Rocchi