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Non basta emetterne di meno, non bastano le energie da fonti rinnovabili, le auto elettriche e l’efficientamento energetico, abbiamo bisogno di rimuovere la CO2 prodotta.
La natura ci insegna che, se una sostanza è lo scarto di qualcuno, sarà sicuramente nutrimento per qualcun altro. Ecco che l’ingegno umano ribalta il paradigma e si accinge a considerare i prodotti inquinanti emessi anche come risorse per produzioni agro-alimentari di ogni tipologia: lo fa proprio studiando gli organismi che considerano la CO2 come una risorsa indispensabile.
Ovviamente si parla di batteri, particolari specie che fissano carbonio e che utilizzano anidride carbonica come nutrimento. 

È il caso di Air Protein, una start-up innovativa che, con l’ausilio di batteri idrogenotrofi, ha sviluppato un interessante processo per ottenere proteine dalla CO2. Come ben noto, una delle maggiori fonti proteiche comunemente assunte nelle nostre diete è la carne. Dunque il passo è veramente breve, Air Protein riesce, da una polvere commestibile ricca di proteine (fino all’80%), ottenuta col processo di cui sopra, a produrre carne artificiale. L’alimento prodotto conterrebbe tutti e nove gli amminoacidi essenziali, anche la vitamina B12. Tale startup ha saputo far meglio delle concorrenti sul mercato, vedi la finlandese Solar Food (con un prodotto proteico al 65%) e Novo Nutrients (utilizza gas per alimenti proteici da itticoltura).


Il grande risultato di Air Protein porta l’attenzione su questo mercato rivoluzionario, basti pensare che nel 2050 è previsto un aumento nel consumo di carne del 60% e un aumento di prodotti agricoli ancora maggiore. Causa di ciò ovviamente l’aumento della popolazione globale e il miglioramento dello stile di vita in alcune economie più deboli. Dunque la terra ad uso agricolo e da pascolo va ad assumere sempre un ruolo più determinante per le politiche dei governi nazionali, un palese esempio la foresta amazzonica brasiliana data alle fiamme.

Produrre quindi alimenti in modo artificiale, senza consumo di suolo, vorrebbe dire arrestare questo trend. Se poi si ottengono prodotti con proprietà nutritive più soddisfacenti e con una maggiore sostenibilità, visto che produrre cibo in modo tradizionale è inquinante, il guadagno è doppio.
Air Protein collabora con un’altra interessantissima azienda di biotecnologie chiamata Kiverdi. La fondatrice e CEO dell’azienda, Lisa Dyson, in un TED talks del 2016 già parlava di cicli virtuosi del carbonio. Rielaborando una tecnologia, studiata dalla NASA negli anni 60’ e 70’ per le missioni di lunga durata o un ipotetico viaggio su Marte, la Kiverdi aveva già impiegato batteri idrogenotrofi, non su navicelle spaziali ma sulla Terra, producendo farine proteiche (come Air Protein), oli per uso alimentare (come l’olio di palma) ed industriale, biocarburanti ed altro ancora. Sicuramente l’azione pionieristica dell’azienda guidata dalla Dyson è stata determinante per la nascita di un settore con potenziale estremo, spianando la strada a nuove iniziative.

Riccardo Rocchi