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Ogni secondo Apple guadagna $1444, più di qualsiasi altra compagnia, con un valore di borsa attestato a $2253 MLD. C’è chi ucciderebbe per una cifra simile, senza pensarci due volte.

Tuttavia la “figlia” di Jobs presenta delle peculiarità sul piano finanziario molto interessanti. Basti pensare che, mentre molte compagnie si appellano agli stati sovrani per non essere tassate, sono gli stessi stati a chiedere (a chi poi? A loro stessi?) di non tassare Apple. È incredibile pensare a come abbia fatto la casa di Cupertino a diventare così ricca, ed è anche importante rendersi conto di quanto questo sia un problema, e di come sia successo.

TASSE TASSE TASSE

Una società paga le tasse alla nazione in cui fa soldi. Un prodotto potrà essere fabbricato in Antartide ma, se viene venduto in Francia, allora la società dovrà pagare le tasse alla Repubblica Francese e, siccome quest’ultime variano da paese a paese, così variano anche i prezzi dei prodotti. l’iPhone 10 costava $1000, negli Stati Uniti $1300 in India, $1455 in Ungheria e così discorrendo proprio a causa della diversa pesantezza delle tasse delle singole nazioni. Considerando le tasse del nostro paese alcuni potrebbero pensare di poter prendere un volo per l’America, comprare un’iPhone e tornare a casa, risparmiandoci.

Ovviamente c’è un’eccezione a tutto questo e sono gli USA. Il paese di Donald Trump è infatti l’unico a tassare i propri cittadini in quanto americani. Anche se uno statunitense lavorasse all’estero, questo dovrebbe comunque pagare le tasse alla madrepatria e, qualora dovesse rinunciare alla propria cittadinanza, sarebbe tassato anche per quello. Per le compagnie americane questo significa pagare il più alto numero possibile di tasse per un profitto realizzato in qualsiasi parte del mondo. Quando Apple fa soldi oltre oceano l’America applica la differenza tra le sue tasse (35%) e quelle del paese in cui la società della mela ha esercitato la propria attività economica (ad esempio 22% in Italia), riuscendo così ad ottenere comunque una buona fetta degli utili di quella compagnia, anche se legalmente questa dovrebbe pagare le tasse soltanto alla nazione che la “ospita”. D’altronde lo sapevamo che gli americani devono sempre differenziarsi dagli altri.

COME FARE QUINDI?

Partendo dal presupposto che in ogni stato vengono applicate tasse diverse, molte multinazionali hanno deciso di costituire delle società fantasma in Paesi come Olanda, Irlanda o Lussemburgo, in quanto sarebbero state in grado di far risparmiare alla compagnia madre miliardi di dollari in tasse grazie a due piccoli escamotage: 1) hanno delle tasse molto basse (paradisi fiscali o quasi) 2) i brevetti riguardo i prodotti vengono tassati nella nazione in cui la società ha sede legale.

Basta quindi delegare ad una società “fantasma” il brevetto di un prodotto per evitare di pagare miliardi aggiuntivi allo Stato americano, facendo rimbalzare i soldi da una nazione all’altra, di società in società, restando all’interno di un meccanismo che è perfettamente legale e che ha consentito ad Apple, come moltissime altre società di tenere alti i profitti e basse le tasse (alcune di queste, a causa di manovre alquanto dubbie, hanno anche attirato l’attenzione dell’antitrust americano). Intere economie di alcuni stati si basano su l’essere paradisi fiscali e, anzi, ne fanno un vero e proprio punto di forza, poiché riescono ad aumentare la propria ricchezza nonostante le tasse basse grazie alle aziende che, scegliendo di operare nel loro Paese, portano comunque più posti di lavoro e quindi più guadagni di quelli che lo stato perde dalle tasse. 

Tuttavia la posizione di Apple si è fatta molto scomoda negli ultimi anni. La società di Tim Cook guadagna più di qualsiasi altra azienda al mondo, detenendo un conto in banca di svariate centinaia di miliardi. Ciò ha anche fatto nascere una discussione secondo la quale questi giganti dell’economia mondiale dovrebbero non essere soggetti ad una tassazione maggiore indipendentemente dalla loro collocazione sulla cartina geografica. In un’intervista di qualche anno fa, i miliardari Bill e Melinda Gates hanno affermato che le persone dovrebbero pagare più tasse con l’aumentare della propria ricchezza e questo andrebbe quindi applicato anche alle società, soprattutto alle big americane della tecnologia che al momento controllano il mercato.

Tale decisione rimane quindi da affrontare in dottrina economica, riflettendo se sia giusto lasciar crescere una compagnia senza freni, avendo da un lato il vantaggio di una possibile crescita economica illimitata ma, dall’altro, presentando lo svantaggio di “un’evasione fiscale” per il Paese in cui la società esercita effettivamente la propria attività ed ha sede legale. Quale sarà la soluzione al problema dei soldi di Apple non c’è ancora dato saperlo, quello che è certo, però, è che il conto bancario della società di Cupertino non rimarrà al di sotto dei radar ancora per molto tempo. 

Giacomo Minori