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Qual è la giusta distanza da mantenere in un rapporto? Questa è la domanda che si pone Schopenhauer con il dilemma del porcospino; una domanda quanto mai attuale viste le necessarie restrizioni volte a limitare il contagio di COVID-19.

Due istrici, afflitti dal freddo invernale, cercano di avvicinarsi per tenersi al caldo, ma nel farlo finiscono per pungersi a vicenda. Questi quindi per sopravvivere dovranno cercare di accorciare le distanze il necessario per riscaldarsi ma non per pungersi. Quanto più due simili si avvicinano l’uno con l’altro, tanto più probabilmente si feriscono.

Questa metafora descrive in modo calzante le complicate relazioni umane nelle quali trovare la risposta alla domanda precedente è molto più difficile di quanto si possa pensare.

Il dilemma del porcospino è uno dei temi principali di un’opera molto particolare, affascinante e controversa quanto il suo creatore; sto parlando di Neon Genesis Evangelion.

Evangelion è una serie televisiva di 26 episodi animata dallo Studio Gainax, composta e diretta da Hideaki Anno e andata in onda per la prima volta nel 1995 in Giappone, con un successo tale da influenzare enormemente il mondo dell’animazione e la cultura pop giapponese.

15 anni prima degli eventi narrati, una catastrofe conosciuta come “Second Impact” si abbatté sull’umanità, dimezzando la popolazione mondiale e rendendo buona parte del globo inospitale alla vita, così costringendo i sopravvissuti a rifugiarsi in delle “città fortezze” tecnologicamente molto avanzate e sovrappopolate. A Neo Tokyo 3 Shinji Ikari, il nostro protagonista, viene reclutato dalla Nerv, un’agenzia segreta capeggiata da Gendo Ikari, suo padre, dedita a combattere creature aliene note come “Angeli” che minacciano la sopravvivenza dell’umanità; Shinji è quindi chiamato a pilotare l’unità Eva 01, uno dei robot a connessione neurale della serie Eva costruiti dalla Nerv che rappresentano l’ultima speranza contro gli invasori alieni, in quanto solamente lui e una strettissima cerchia di persone sono in grado di farli muovere; dietro le quinte della Nerv però agisce la Sele, un’organizzazione occulta, di cui Gendo fa parte, determinata nel portare a termine il progetto del perfezionamento dell’uomo, progetto che vede l’evoluzione ultima della specie umana.

Nonostante sia chiara la forte influenza che opere come Gundam, pietra miliare dell’animazione giapponese, abbiano avuto su Anno e la sua opera, Evangelion si discosta dal classico “real-robot battle shonen” concentrandosi, piuttosto che su combattimenti tra gigantesche creature, sull’approfondimento dei suoi personaggi, che crescono e cambiano con l’avanzare degli episodi, suscitando empatia nello spettatore. Un altro aspetto dell’opera che ritengo essere molto affascinante è l’enorme e dettagliato lavoro di world building di Anno, infatti l’universo di Evangelion presenta una lore davvero molto profonda e per certi versi complicata che reinterpreta ed esplora persino l’origine degli uomini e del cosmo; tuttavia Anno non imbocca quasi mai lo spettatore di informazioni in modo esplicito, preferisce lasciare degli indizi, dettagli che ad una prima visione potrebbero passare inosservati e scelte registiche particolari, strumenti che permettono a chi guarda di interpretare e ipotizzare, creando un alone di mistero intorno allo show che incuriosisce e spinge a cercare risposte alle domande che sorgono durante la visione: “che cosa sono le unità Eva?” o “da dove provengono gli Angeli?”; altre volte invece preferisce deliziarci con scene indimenticabili come quella dell’ascensore, 50 secondi interminabili di silenzio imbarazzante tra due personaggi, o un fermo immagine con musica classica di sottofondo. Ma anche queste scene a modo loro danno carattere alla serie. Questo aspetto ha sicuramente aiutato nella creazione di una community affiatata di fan che ancora oggi sforna teorie sull’universo di Evangelion (anche se a volte sono delle sovrainterpretazioni esagerate); è indubbiamente vero però che questo possa anche scoraggiare chi si approccia alla serie cercando una visione più scialba e leggera, che personalmente sconsiglio.

Il tema principale e fondante di Neon Genesis Evangelion è l’incomunicabilità dell’uomo, un problema strettamente legato al linguaggio che consiste nell’incapacità dell’uomo di trasmettere ciò che prova e di comprendere ciò che provano i suoi simili; ed è questa incomprensione che genera dolore in un rapporto umano. Anno tratta dell’incomunicabilità dell’uomo parlando di se stesso nella serie; di fatto affida una parte di sé ad ogni personaggio: il modo in cui affronta le avversità, il modo in cui affronta la socialità, il dolore, l’amore; potremmo quasi considerare l’intera serie come il profilo psicologico dello stesso Anno.

Il tema dell’incomunicabilità dell’uomo nella serie è accompagnato da concetti freudiani e da diversi pensieri filosofici tra cui proprio il dilemma del porcospino di Schopenhauer, esplicitamente citato durante un episodio da Anno che ne parla attraverso il protagonista, Shinji, e il suo rapportarsi con gli altri personaggi.

Shinji non è un eroe, è un semplice ragazzo giapponese molto insicuro che viene da una situazione familiare particolare con la perdita prematura della madre e un padre assente; non sente di appartenere a nessun luogo e ha paura che avvicinandosi a qualcuno questo lo possa ferire o abbandonare, per questo odia se stesso e pensa che fuggire dalle difficoltà sia la soluzione più sensata; quando viene chiamato da Gendo per diventare il pilota dell’Eva 01, è indeciso se fuggire da quella responsabilità oppure fare ciò che gli altri si aspettano da lui cercando anche l’approvazione, che non ha mai ricevuto, del padre; un protagonista sicuramente non ideale ma molto ben caratterizzato, come d’altronde lo sono anche i comprimari che nel complesso sono un cast di personaggi molto variopinti che sinergizzano bene tra loro nonostante le difficili relazioni che li collegano. Misato ad esempio è un operativa della Nerv, una persona molto risoluta e con un obiettivo chiaro: sconfiggere gli Angeli; si offre di occuparsi di Shinji, inizialmente per perseguire i suoi obiettivi ma poi inizia ad empatizzare con la situazione del ragazzo e diventa per lui un importante sostegno morale; il suo passato doloroso è contrassegnato dall’apparente odio per il padre che la porta, ironia della sorte, ad innamorarsi dell’uomo che più gli somiglia. La figura di Misato è completamente opposta a quella di Gendo Ikari che sembra considerare suo figlio come uno strumento utile solo al suo obiettivo che va buttato dopo l’utilizzo; nonostante la totale freddezza con chiunque però, Gendo sembra provare “’affetto” solamente per Rei Ayanami, First Children e pilota dell’unità Eva-00, dal passato ignoto persino ai più alti ranghi della nerv, che presenta uno strano legame con Shinji, il quale la definisce “familiare” e prova gelosia per il fatto che riceva attenzioni da suo padre. Infine Asuka Soryu Langley, Second Children e pilota dell’unità Eva-03, è una ragazza prodigio proveniente dalla Germania che a causa del suo tragico passato è ossessionata dall’essere indipendente e dal dimostrare la sua maturità; inoltre Asuka ha una delle più interessanti interazioni con Shinji, un rapporto dettato da un sentimento di odio/amore quasi indecifrabile. Nonostante la faccenda giri principalmente intorno a questi personaggi, il resto dei comprimari non è assolutamente messo in disparte da Anno che si prende anche interi episodi per approfondirli; il caso più eclatante è quello di Kaworu che nonostante il tempo esiguo e concentrato in un unico episodio dedicatogli su schermo, riesce ad avere un impatto enorme su Shinji e di conseguenza sull’intera serie.

Hideaki Anno

Purtroppo nel finale Anno si accorse che il budget era terminato, così dovette ingegnarsi per dare una conclusionedignitosa alla serie, da questo ne risultano due episodi molto controversi (somiglianti in tutto e per tutto ad un trip causato da stupefacenti) che lasciano aperte molte questioni ma che danno una soluzione alle questioni morali e ai temi affrontati durante la serie; infatti in questo finale Shinji, attraverso le esperienze fatte durante il suo percorso, realizza che il dolore è parte integrante di ogni rapporto umano, è impossibile evitarlo e piuttosto bisogna accettarlo, impara che la fuga non è la risposta giusta e che per amare e comprendere gli altri bisogna prima amare se stessi; quindi piuttosto che vivere nella sicurezza e nella solitudine in un mondo in cui solamente lui esiste, preferisce vivere in un mondo pieno di dolore ma anche di amore.

Anno, non essendo soddisfatto del finale, visto il successo che riscosse in Giappone e anche considerata la forte critica da parte dei fan che pretendevano un finale alternativo, diresse la produzione del film “Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion” uscito nei cinema nel 1997, che si propone di spiegare cosa accade realmente negli ultimi due episodi, riprendendo i temi di questi, fornendo una visione esterna all’animo di Shinji e chiudendo alcune delle questioni non risolte nella serie principale non rinunciando però alla cripticità che caratterizza la sua scrittura. Tuttavia, a differenza della serie principale nella quale viene fornito un finale che potremmo definire lieto, in “End of Evangelion” ci viene dato un finale crudele, che lascia l’amaro in bocca, quasi a sottolineare la differenza che c’è tra l’interiorità e la spietata realtà che tanto spaventa.

Concludendo, Neon Genesis Evangelion è un’opera ambiziosa che ha fatto la storia nel mondo dell’animazione, rivoluzionando un genere e influenzando fortemente la cultura pop orientale anche trattando criticità della società giapponese come il problema degli hikikomori; un’opera nata dalle debolezze e incertezze di Hideaki Anno, un creativo che non può non scrivere di sé nelle sue produzioni e che alla domanda: “Quale parte dei tuoi lavori ti piace di meno?” risponde “Quelle in cui rivedo me stesso”. 

Jacopo Bonuglia